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Giovanni Patat (Artegna 1928)

Giovanni Patat, in arte Giovanni d'Artegna, iniziò fin da ragazzo la sua carriera artistica frequentando la bottega dello zio Pietro Rizzotti: qui sviluppò le conoscenze delle tecniche della scultura, avviandosi, da autodidatta, ad una carriera artistica che da oltre mezzo secolo lo vede protagonista dell'arte in Friuli, con opere esposte in svariate sedi in Italia, in vari paesi d'Europa ed Oltreoceano.

Dopo un breve periodo in Belgio, dal 1951 si mise in proprio nella sua casa di Artegna dove tutt’ora continua a produrre opere; l'artista ha infatti installato a fianco della propria abitazione-laboratorio-mostra un parco di opere monolitiche (dalla strada che da Artegna conduce a Gemona s'intravvedono infatti blocchi di pietra lavorata).

L’itinerario artistico di Patat è fatto di numerose stagioni, ciascuna della quali feconda e ricca di significati: il suo percorso iniziò con l'ornamento delle "pale d'altare"in legno e pietra, per poi proseguire con la produzione di sculture in terracotta, pietra e sassi.

Nelle sue opere la figurazione realistica prevalse fino al terremoto del 1976, che segnò una cesura nel suo lavoro, successivamente alle sculture realistiche ne affiancò altre di carattere astratto.

Le sue sculture raccontano scene bibliche e narrazioni religiose: di particolare rilevanza sono le diverse rappresentazioni di Cristo negli episodi della Passione. Di primaria ispirazione per l’artista sono anche i temi delle invasioni, della morte, della guerra, della storia, della trasformazione sofferta del mondo antico nel medioevo friulano; l’originalità di Patat si afferma soprattutto nei monumenti alla sofferenza, che narrano come l'eroismo e l'amor di patria trovano spazio nel cuore di di Artegna.

 

 

Giovanni Patat posa davanti alla sua opera
Scultura presso le scuole
Particolare di una scultura
Particolare della fontana in Piazza Marnico