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I corsi d'acqua

Numerosi sono i corsi d’acqua che attraversano il paese, diversi sia per le caratteristiche ambientali che per le costruzioni ad essi annesse.

 

Il torrente Orvenco ha origine del versante meridionale del monte Cuarnan. Prima di raccordarsi alla pianura e sparire tra le ghiaie, scende impetuoso verso valle con una serie di rapide e cascate -le più spettacolari sono quella del Tulin e La Turbine- alternate a tranquilli specchi d’acqua e pozze smeraldine, come quella detta Bastart. L’elevata velocità della corrente conferisce all’acqua una notevole capacità erosiva, che rende le sponde instabili e franose: sono state quindi realizzate diverse strutture trasversali di contenimento, le briglie, alle quali sono stati dati nomi di fantasia popolare (Brilie dai Fruts (“briglia dei bambini”), Brilie Biele (“briglia bella”), Brilie Verde (“briglia verde”)...). Sul greto una presenza assidua è il merlo acquaiolo, specie molto territoriale.

Lungo il torrente Orvenco furono in passato realizzate diverse opere di presa: l’acqua veniva deviata e canalizzata a valle allo scopo di generare una forza motrice per le attività produttive (segheria, conceria, mulini) delle quali resta ancora qualche traccia. Di queste strutture sono ancora visibili i ruderi di diversi mulini tra cui quello Comini (ormai quasi inglobato dalla vegetazione) con la canaletta ad esso annessa (a tratti interrata), mentre è ancora integra l’opera di presa realizzata presso la cascata La Turbine.

 

Il fiume Ledra è un fiume perenne che nasce a sud di Gemona del Friuli ed è alimentato da una serie di risorgive nei pressi dell’abitato di Godo (Gemona). Il rio Bosso, tributario del Ledra, ha origine dal ruscellamento di versante dei colli di Artegna e Magnano; le sue acque, lente e non ombreggiate, si diversificano dagli altri corsi d’acqua tipici della zona, accogliendo una fauna ittica tipica dei canali di bonifica (cavedani, triotti, scardole, tinche, alborelle). Il rio Bosso era responsabile di consistenti esondazioni proseguite fino a inizio Novecento nella piana dei Palus.

Le acque del Ledra furono sfruttate nel 1911 per la costruzione di una centrale elettrica ad Artegna, oggi dismessa: nelle immediate vicinanze sorgevano la segheria di Eustachio e un mulino, Molin del Bosso. Il nome di quest’ultimo è tutt’ora utilizzato per definire l’impianto di presa del Consorzio Acquedotto Friuli Centrale (CAFC). La centrale elettrica, costruita da privati, fu ceduta all’ENEL nel 1965, anno in cui cessò di funzionare.

L’impianto di presa attuale dell’acquedotto è utilizzato per l’approvvigionamento di oltre 300 mila persone nella provincia di Udine. L’impianto, realizzato dopo il terremoto del ’76, è costituito da un corpo principale con le vasche di raccolta provenienti dai 12 pozzi e la sala in cui sono installate 8 elettropompe. Il CAFC apre annualmente gli impianti alle scolaresche e ai gruppi, accompagnati nella visita da un tecnico della società.

 

Il rio Clama ha origine dalle pendici occidentali del Monte Faeit e sfocia nella piana all’altezza dell’abitato di Artegna, dove viene fatto confluire nel rio Bosso. Il bacino è costituito da un substrato roccioso di marne e arenarie, poco resistente e con una ridotta permeabilità; il tratto che attraversa l’abitato è caratterizzato da un fondo lastricato.

L’area attraversata dal rio Clama è ricca sorgenti che si manifestano all’occhio dell’attento visitatore: la ricchezza idrica permise lo stazionamento di diversi acquedotti (Monte, Sottocastello, Cian, Foran), che fornivano acqua potabile a gran parte delle utenze arteniesi. Questi piccoli acquedotti non furono più utilizzati a seguito della costruzione dell’acquedotto comunale. Alcune strutture dell’acquedotto Foran e parte delle condutture di acqua convogliata dalle pendici del Faeit risultano ancora ben conservate.

 

 

Fiume Ledra
Fiume Ledra
Fiume Ledra
Torrente Orvenco
Torrente Orvenco
Torrente Orvenco
Rio Clama